Venerdì, 17 marzo 2006
LA MIA COSA
Indossare le ali dell’aria
Un respiro ogni tanto
Il cuore che applaude la testa
In un secondo una vita
Tutti i ricordi, un sorriso
Un bacio dentro infondo
E poi via
Lei:
-sbrigati-
-si arrivo
lasciami solo guardare il mare
lasciami solo guardare il sole calare nel mare-
Si rimette i vestiti
La camicia si appiccica sul petto
-sono sporco come un cane-
il suo sorriso
-dai su-
la vita lo aveva preso sotto
e cosi avanti senza fermarsi mai altrimenti:
lacrime amare.
Avanti a morder la vita
Ma prima:
-lasciami guardare il mare
lasciami guardare il sole calare nel mare-.
La notte dei Kebab volanti
(...)Sigarette spente sull’asfalto, animali morti, insetti nicotinici che hanno esalato l’ultimo respiro fumoso, l’ultimo fiato grigio di questa triste città che non ti sa capire Makim, non ti sa accogliere, non ti da il caldo abbraccio che trovavi a casa tua, nella terra del sole. E tu ti senti come quei mozziconi di sigaretta sull’asfalto, fumato, grigio, arenato ai bordi di strade chiassose, animate di vita spenta, di stress, di pasti rubati, di pause interrotte, di rabbia, malinconia, attesa e rassegnazione.(...)
doctorg g and the poetry...#TAG 3
terzo episodio di una rubrica in cui doctor g interpreta visivamente una poesia...
Notte stellata
-Anne Sexton -

La città non esiste
se non dove un albero dai capelli
neri scivola via, come una donna
annegata nel cielo caldo. Tace,
la città . Bolle la notte, con dieci
e una stella. Oh notte stellata,
stellata notte! È così che voglio
morire.
Si muove. Sono tutti quanti vivi.
Quando la luna rompe le catene
arancioni che la legano e spruzza
bambini dai suoi occhi, come un dio,
il vecchio serpente, senza esser visto
divora le stelle. Oh stellata notte,
notte stellata! È così che voglio
morire:
in questa strisciante bestia notturna,
risucchiata tutta dentro nel grande
drago, separata
dalla mia vita senza una bandiera,
senza pancia
né grido.
Lunedì, 13 febbraio 2006
21 FEBBRAIO
Strano vedere i gabbiani volare sotto una tormenta di neve,
difficile pensare a qualcosa ad un ‘unica cosa.
Di fronte alla finestra del mio appartamento, bloccato.
Non c’è niente da dire
Altre faccia affacciate sulle lastre,
le macchine non si arrendono
nonostante tutto arrancano nelle strade
semaforo:verde, arancione, rosso.
Soffi di vento alzano la neve dai tetti,
tutto è più grigio del solito.
La vecchia della casa di fronte
Sguardo spianato sulla strada,
non si muove.
I vetri a specchio degl’uffici
Riflettono i pochi colori;
l’impiegata nel suo vestito stretto si gira
richiude il sorriso di circostanza
guarda la strada,
non si muove.
Una sigaretta si accende
E con lei i pensieri,
il vento si mangia il tabacco e la carta,
il bianco spegne gl’occhi
e lo sguardo non si muove.
La neve, periferia cittÃ
Spegne, blocca e scioglie.
Nulla da dire.
Intanto i gabbiani continuano a volare.
j.c.
Venerdì, 27 gennaio 2006
doctorg g and the poetry...#TAG 2
secondo episodio di una rubrica settimanale in cui doctor g interpreta visivamente una poesia...
Moka
- Luciano Folgore (1914) -

Moka
sensazione fisica
Nero. Più nero. Troppo nero.
Moka.
il sonno ruzzola giù dalle scale
della stanchezza
Una voglia pazza d'intorno
ai nervi,
gira,gira,gira.
Il desiderio - ginnasta incomparabile -
a salti mortali nel cervello.
Le idee: mazzi di fiori,
grandi, grandi,
senza gambo
pigiati nel vaso del cranio.
Gli occhi smisurati in ridda
dietro profili di cose strane.
Benessere.
Strappo acuto.
Forse vertigine.
Subitaneo smarrimento.
Ripresa del galoppo, per ogni fibra,
dei turbini del caldo eccitante.
Infine massaggi di mani
di negre bruttissime
su tutta la pelle,
ilarità del passaggio leggero
di una mammella floscia lungo la schiena.
Moka.
Nero nero.
Mercoledì, 18 gennaio 2006
Il tuo sorriso
-Pablo Neruda-
Toglimi il pane, se vuoi,
toglimi l'aria, ma
non togliermi il tuo sorriso.
Non togliermi la rosa,
la lancia che sgrani,
l'acqua che d'improvviso
scoppia nella tua gioia,
la repentina onda
d'argento che ti nasce.
Dura è la mia lotta e torno
con gli occhi stanchi,
a volte, d'aver visto
la terra che non cambia,
ma entrando il tuo sorriso
sale al cielo cercandomi
ed apre per me tutte
le porte della vita.
Amor mio, nell'ora
più oscura sgrana
il tuo sorriso, e se d'improvviso
vedi che il mio sangue macchia
le pietre della strada,
ridi, perché il tuo riso
sarà per le mie mani
come una spada fresca.
Vicino al mare, d'autunno,
il tuo riso deve innalzare
la sua cascata di spuma,
e in primavera, amore,
voglio il tuo riso come
il fiore che attendevo,
il fiore azzurro, la rosa
della mia patria sonora.
Riditela della notte,
del giorno, della luna,
riditela delle strade
contorte dell'isola,
riditela di questo rozzo
ragazzo che ti ama,
ma quando apro gli occhi
e quando li richiudo,
quando i miei passi vanno,
quando tornano i miei passi,
negami il pane, l'aria,
la luce, la primavera,
ma il tuo sorriso mai,
perché io ne morrei.
posted by achieng
Lunedì, 16 gennaio 2006
Nel regno blu degli abissi 
(....) Il mare esplodeva, il male esplodeva, il caldo corrodeva i calcinacci, la muffa diveniva effervescente, iridescente ed evanescente, l’orologio scandiva i secondi come colpi di cannone trafalgaristici tra il mare e la notte e la luna ed i fuochi e la luce, nella stanza in penombra la vecchia ammazzamosche era pronta a colpire mentre la piccola Chiara sgranava i suoi grandi occhi romanticamente presa dalla tensione della scena, ed il suo piccolo cuore che un giorno sarebbe divenuto grande, tremava come le ali di un colibrì delle isole Comore, pronto a spiccare il volo verso un fiore meraviglioso da succhiare fino alla polpa ed oltre. Il resto della storia non ha importanza, come avviene per la maggior parte delle storie, a volte vince la mosca, a volte vince la nonna ammazzamosche, ma questo è nella naturale dinamica delle cose, l’importanza delle cose, dell’esistenza sta dietro di essa, nelle pieghe dei cuscini del divano, nelle incrostazioni delle piastre del gas, nel raggio di sole che penetrava con un angolazione variabile e che colpiva i capelli lucenti di Chiara e li faceva ardere come paglia secca di un mondo contadino ricco di fascino perché lontano ed oramai irraggiungibile.(....)
Mercoledì, 11 gennaio 2006
doctorg g and the poetry...#TAG 1
primo episodio di una rubrica settimanale in cui doctor g interpreta visivamente una poesia...
Notturno teppista
- Dino Campana -

Firenze nel fondo era gorgo di luci di fremiti sordi:
Con ali di fuoco i lunghi rumori fuggenti
Del tram spaziavano: il fiume mostruoso
Torpido riluceva come un serpente a squame.
Su un circolo incerto le inquiete facce beffarde
Dei ladri, ed io tra i doppi lunghi cipressi uguali a fiaccole spente
Più aspro ai cipressi le siepi
Più aspro del fremer dei bussi,
Che dal mio cuore il mio amore,
Che dal mio cuore, l’amore un ruffiano che intonò e cantò:
Amo le vecchie troie
Gonfie lievitate di sperma
Che cadono come rospi a quattro zampe sovra la coltrice rossa
E aspettano e sbuffano ed ansimano
Flaccide come mantici.
Mercoledì, 21 dicembre 2005
VENERDI 23 - LA GALLERIA - POSSAGNO
da una certa ora in poi...
Lunedì, 19 dicembre 2005
MAGLIETTA ANTI-LUI Â 
per chi fosse interessato la foodstock enterteinment ha messo in produzione la maglietta ANTI-LUI, info e dettagli su: http://foodstock.splinder.com/ per par condicio e visto che questo sito non ha fini politici ma solo fini di lucro, vi forniamo il link dove trovare le maglie del LUI FAN CLUB: http://www.spreadshirt.net/shop.php?sid=86069 a voi e ai posteri l'ardua sentenza anonimo
Venerdì, 9 dicembre 2005

Questo spazio è a disposizione di tutti gli amici dei Professional Business, qui potrete inserire notizie, eventi, commenti, poesie, racconti, opinioni, idee, etc etc uno spazio di espressione libero ed aperto, una sorta di blog comunitario, sta a voi farlo vivere se siete iscritti alla community richiedete subito login e password all'indirizzo doctorg@professionalbusiness.it non esitare, partecipa!!!!
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